4/04/2012

Uomini di confine



Non ricordo chi lo disse ma odio farmi chiamare ateo, quello è il modo in cui i credenti ti etichettano convinti di essere gli unici tenutari della realtà universale, come tutte le religioni, ma non me ne frega, odio comunque farmi chiamare ateo.

Però apprezzo la Pasqua, non fosse altro per l’alta carica teatrale, ormai l’attore principale è morto, sembrerebbe finita, eppure ecco arrivare il Deus ex machina, l’intervento divino che sbroglia la matassa quando pare che non ci sia più niente da fare. Caro il mio Euripide nelle tue opere teatrali hai fatto più danni tu di Pirro, noto condottiero che non era neppure capace di vincere una guerra come si deve.

Per questo per le sante feste lasciamo da parte articoli pruriginosi, per il rispetto che si deve al Teatro e lanciamoci verso i ricordi.
Pensate ad un uomo con una pancia tonda e dura che sembra si sia ingoiato un mappamondo, che si sia sposato troppo tardi e sia diventato vedovo troppo presto.

 Immaginatevelo dietro al bancone di un bar contornato da gagliardetti della Juventus bianchi e neri come i capelli folti che aveva in testa, mentre pulisce sempre i soliti bicchieri, aperto tutta la notte, sigarette e sigari disponibili.
Attorno queste quattro mura un universo di camion, mignotte e trans,che girano come una galassia, a tarda ora, mentre presto presto vedi circolare giovanotti e giovanotte che si fermano solo un attimo per bere una crema di limoncello o una grappa alla frutta. Io ero Cliente.

Barman lo frequentavo da prima di avere la patente, ci andavo a prendere il caffè accompagnato da quelli che già avevano la macchina o da un noto gelataio che entrava ed usciva dalle comunità di recupero, altro personaggio di cui un giorno parlerò.

Ci parlavo spesso dei cazzi miei, delle mie delusioni, delle cose belle, non rispondeva spesso, a me bastava che ci fosse qualcuno a sentirmi non che dispensasse consigli, per cui restava lì, con le spalle poggiate ad una parete e mi ascoltava come il sottofondo della televisione, capisci tutto ma non ci fai tanto caso.

A volte il massimo delle nostre discussioni era quando mi vedeva pagare e apostrofava con tono scherzoso che per pagarne una ne avevo mangiate almeno tre di paste, Cliente recidivo, oppure quando un amico, foraggiatore di scorribande notturne metteva mano al portafogli e gli diceva che costavo più io di un figlio all’università.

 Altre volte sparava delle sentenze a cui non riuscivo a ribattere o smadonnava su quelli che gli pisciavano dietro al muretto nella parte non illuminata dello spiazzo.
 In tutte e due i casi aveva ragione.

Barman era un vero barman, non di quelli che ti fanno un Manhattan o un Alexander, uno di quelli che sostiene i tuoi vizi nelle ore più buie, si fa i fatti suoi e se hai voglia di scambiare due chiacchiere c’è, che ti racconta sempre gli stessi aneddoti, come quando nel suo bar è entrato Gianni Morandi anni fa assieme ad una stanga da paura e li arricchisce sempre di nuovi particolari.

Barman ne ha viste di cose, forse è per questo che una notte il cuore non ha retto.

Adesso di notte è chiuso, più passa il tempo più il mio universo si restringe, sarà l’età adulta ma preferirei non cambiassero certe cose. 

Ciao Barman, dal tuo cattivo Cliente.


cantautore

Il dipinto è di Wilhelm Marstrand  - Osteria romana

2 commenti:

  1. Bell'omaggio, bel ricordo.
    E bella atmosfera che hai delineato. Sì, anche io ho questa sensazione che il mio mondo - quello in cui sono cresciuta - si restringa. E, quando non si restringe, invecchia, e posticipa solo questo restringersi. Sarà per questo che cerco continuamente spazi nuovi, ed esperienze nuove. Come se cercassi 'vita', ma soprattutto di farmi velocemente nuovi ricordi...

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  2. Minervina@ "esperienze nuove".....Tesoro vieni con noi! Entra nel club! Hahahahaahaahahah

    A parte gli scherzi, grazie dei complimenti e dovrò adottare il tuo sistema, apriamoci al mondo.

    Baci e schiocchi di frusta.

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