9/03/2014

Il perdono



Partiamo dal perdono.

I presupposti del perdono nascono dalla condivisione comune di sensibilità, cultura, ed esperienze.

Chi arreca danno e vive una realtà avulsa, considera l' offeso come qualcosa di diverso da se, non chiederà mai e non lo riterrà mai necessario, semplicemente perché non esiste la necessità.




Per quanto la colpa sia enorme, l'atto abominevole, il primo punto, difficile da accettare, è che non siamo troppo diversi.

E' un atto sociale, non basta perdonare se stessi, ci si rivolge in alcuni casi direttamente, in altri verso figure superiori come le divinità o soggetti che investono ruoli collegati all' evento o alle persone.

J. Deridda nel suo libro: "Perdonare. L'imperdonabile e l'imprescrittibile.", afferma che il vero Dono si ha quando si è chiamati a fare  l' impossibile per riuscirvi, ovvero non ottenere una contropartita od un risarcimento, di qualsiasi genere. Logico, altrimenti è contrattazione, restituzione, risarcimento. 

Dove già il compiacimento del sentirsi superiore perché si è accettato l'atto di contrizione è una rivalsa, per cui perde di significato. 

Molte culture e filosofie vedono come il perdono come una strada per reiniziare a vivere, superare la vendetta e i rancori e reiniziare da capo. 

Non riuscendovi si cristallizza l'altro nell' atto offensivo, quella parte diviene il tutto nel suo riconoscimento, esso diviene quanto fatto e resta viva solo quella parte perché la ferita rimane aperta e percepiamo maggiormente quella. Come quando abbiamo il mal di denti la nostra attenzione si concentra sulla parte infiammata anche se è solo una parte della dentatura, riveste un ruolo principe.   

Perdono nel bdsm 

Un Master non perdona, perchè nel cammino di " addestramento slave    " se non è possibile trovare qualcosa che risarcisca dall' errore, sempre nel rispetto dei limiti del Sano, Sicuro, Consensuale, si perde il fattore di contrattazione (ordine/esecuzione  ordine/non esecuzione-punizione) e il rapporto finisce. 

Il o la sottomessa si trova nella situazione di non sentirsi in un sistema di irrigimentazione perderà il senso stesso di appartenza necessario perché il rapporto vada avanti, per cui paradossalmente per rispettare i propri ruoli e fare in modo che essi restino validi è necessario che si sciolgano. 

Mancando il dare e l'avere della relazione non esistono regole da rispettare, i presupposti di appartenenza non esistono, diventa solo un allegra frustatina data ogni tanto, completamente fuori dal mio concetto di Sottomissione. 

Chi decide 
Essendo la parte dominante che deve trovare la modalità di risarcimento è ovvio che non riuscendovi automaticamente si cade nell' impossibilità, non dipende da una serie di scelte fatte a tavolino ma dalla sensibilità di ognuno, non tutti sono feriti allo stesso modo e dagli e dagli stessi comportamenti. Per cui è inutile dire come mi è successo: Tu non ti comporti come un Master perché ti sei arrabbiato per quel motivo e non riesci a superarlo, io lo sono a modo mio, non secondo i comodi della parte sottomessa. 

La slave o lo slave si trovano nella stessa situazione quando la punizione è superiore, almeno percepita come tale, o inferiore alle aspettative. Altra situazione personalissima, mutevole da persona a persona, non solo genera sfiducia che è la morte del rapporto, ma nel caso in cui ritenga che la colpa sia insanabile i risultati si equivalgono. 

In questo caso entrambi sono attori attivi della scena. 

Libertà 
Ricordatevi che entrambi avete la facoltà di far terminare il tutto quando si vuole e civilmente, altrimenti è violenza e prevaricazione.  
Prendetevi cura di Voi stessi, essendo un rapporto molto coinvolgente è facile venire feriti, magari profondamente, dovete però ricordarvi che la sofferenza e la rabbia che ne consegue non vi fa bene e non è quello il traguardo che volevate raggiungere. E' difficile ma non impossibile recidere certi legami. 

IO 
Ero legato con la mia ultima slave ad un amore profondo, in cui mettevo il suo bene prima del mio, l'amavo profondamente e senza condizioni, per quello che poi ho scoperto non essere, un errore ovviamente, che mi ha portato a situazioni veramente difficili da digerire, per poi scoprire che effettivamente non rivestivo alcuna importanza o ruolo nella sua vita. Pazienza. 

Non posso perdonarla, ne mancano i presupposti, come detto non siamo uguali: 

     
"I presupposti del perdono nascono dalla condivisione comune di sensibilità, cultura, ed esperienze.

Chi arreca danno e vive una realtà avulsa, considera l' offeso come qualcosa di diverso da se, non chiederà mai e non lo riterrà mai necessario, semplicemente perché non esiste la necessità."

Molto probabilmente non ne sente la necessità perchè non si rende conto del male fatto o non le importa. 

Comunque sia io avrei cercato con impegno di evitare comportamenti che sapevo potevano ferirla, ma al di là di questo rimane una questione di fondo che rende chiara la faccenda.

Io sono diverso, io le sono superiore. 



 





9 commenti:

  1. Anonimo15:09

    Si suol dire "cantonata" se ne prendono tante.... Questo post mi ha provocato grande tenerezza, perché dalle parole razionali si evince la grande sofferenza e la tragicitá che porta la delusione di aspettative non corrisposte, in amore brucia molto. Mi spiace!

    RispondiElimina
  2. Si potrebbe dire sbattere la testa contro un muro di mattoni facendoti sparare come un proiettile umano, più consono. Grazie per la solidarietà.

    RispondiElimina
  3. Anonimo22:01

    Semplicemente a volte si è troppo orgogliosi a chiedere perdono anche se ci rendiamo conto di quello che abbiamo fatto... O semplicemente abbiamo paura a chiedere perdono perché sicuramente la parte illesa non ci perdonerà del male fatto o a volte siamo proprio ciechi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oppure manca l' abitudine al perdono...E' un processo che si apprende con la crescita come molti altri, se non veniamo educati al perdono è tutto più difficile.

      Elimina
  4. Questa volta ho deciso che risponderò
    Non è molto chiaro, soprattutto nelle frasi finali di questo post se sei tu a non voler perdonare o se invece sei in attesa della mia richiesta di perdono...
    Io pensavo di essere in attesa di perdono a dire il vero e non di doverlo chiedere ancora...

    Ho fatto scelte dolorose nei mesi passati che hanno coinvolto entrambi e sai bene che continuo a scegliere te, anche se in un modo diverso da prima, rischiando per questo di perdere la mia famiglia.
    Comprendo che quel diverso da prima significa rivedere completamente la relazione tra noi e determina anche la tua accettazione di una libertà che per me è vitale.
    Comprendo che quel diverso a prima significa rinuncia e disillusione di aspettative, ma sai anche che sono sempre stata sincera e trasparente con te, pur amandoti non ti ho mai promesso vita eterna insieme e non ti ho mai costretto a starmi vicino nell'attesa di una mia decisione...ti ho sempre detto il contrario: sei un uomo meraviglioso e tutto vorrei tranne che farti soffrire, se questa situazione è dolorosa per te io ne accetterò la fine perchè non posso prometterti nulla e sarebbe ingiusto nei tuoi confronti tenerti a me.
    Anche ora che sono in attesa di rivederti se tu mi dicessi che il nostro incontro ti farebbe male ti comprenderei. Sono pronta alla sofferenza della nostra separazione ma ma non sono pronta alla tua sofferenza, non voglio procurarti dolore o diventare un ricordo doloroso per te.
    Comprendo la rabbia che provi per me, fa parte dell'elaborazione del lutto...allora odiami se pensi che così soffrirai un po' meno, se pensi che sarà più facile... ma non odiarmi per sempre.
    Prenditi il tuo tempo ma non denigrarmi come si ti avessi preso in giro, sai perfettamente che non l'ho fatto e che non lo farei mai.

    Ti ho rispettato sempre e per te nutro rispetto e profonda adorazione
    Non voglio perderti, ma solo tu puoi decidere
    Sai che io sarò sempre qui, in attesa

    Brujita

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai benissimo che per quanto dolorosa la nostra separazione riuscivo a razionalizzarla, ho provato lo ammetto ad avere una vita con te, non mi pento di questo, perché mi posso dire soddisfatto di averci messo tutto me stesso, per cui mi sento in pace.

      Quello che mi brucia è il tuo agire subito dopo, e lo sai bene, dati i tuoi comportamenti successivi con me e con altri ad averne mutato la considerazione.

      Mi sento preso in giro, lo sono stato. Lo so che provi un forte sentimento per me, che ti senti legata a me, non sto contestando questo, penso solo che sono stato così stupido da non capire alcuni aspetti di te, aspetti che non mi piacciono.

      Quello che ti ho sempre contestato è il confondere il perdono con la comprensione ed il sentimento di rancore. Posso capire e non perdonare, posso provare rancore e comprendere o non comprendere, sono cose scisse.

      Ti è mai accaduto di capire i comportamenti di qualcuno ma di non essere in grado comunque di "fargli un dono"? Ovvero perdonare?

      Non sono collegati, non devono esserlo necessariamente.

      Quello che hai fatto non verrà derubricato, non verrà accantonato, perché sai benissimo che sono un uomo comprensivo ma ho dei limti ben precisi, li si accettano o si cambia strada.
      Li spiegherò un giorno con dovizia di particolari, perché sono convinto che tu non li abbia ben compresi. Non subito, più in là.

      Cosa significa che non perdono?

      Che sono consapevole di trovarmi di fronte ad una "persona nuova", la Brujita che tanto ho amato e a cui sono legato, i cui ricordi mi facevano sorridere prima di andare a dormire, non esiste più.

      Posso sorridere ad una foto che ti ritrae stancamente e dolcemente sorridente, ma come un ricordo.

      Questo porta dei vantaggi, emotivamente sono una pagina bianca, mi sento legato a te, quel legame unico e speciale che c'è sempre stato. Quel legame che mi fa capire se stai male, se hai bisogno di me anche se non parli, anche se non ci sono segni.

      Per cui parto senza preconcetti, cosa non da poco perché permette di costruire, qualcosa di totalmente nuovo, più adatto alle nostre esigenze. Positivo. Questo è il mio lato comprensivo.

      Però ricordati l'altro aspetto del mio carattere, l'orgoglio, trovandomi nella posizione di poter riscrivere da capo se qualcosa è contrario al mio sentire profondo mi giro senza rimpianti e ricordi e chi si è visto si è visto.

      Potrei riprovare ma io non aspetto nessuno.

      Vediamo, anche io sono in attesa di rivederti, #passopasso come direbbe Renzi.

      Le pagine bianche sono fatte per essere scritte, inizia un nuovo capitolo.

      Elimina
  5. Anonimo22:04

    Oddio non sono l'unica allora a vivere una situazione complicata... L'orgoglio porta a non chiedere perdono, a volte le persone che si sono ferite a vicenda vogliono le stesse cose e lí che bisogna trovare la forza di fare il primo passo e non cadere nell'oblio poiché ci monopolizziamo sugli aspetti negativi che abbiamo subito.
    Okay... Mi rendo conto che il mio ragionamento risulta un po' contorto...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le situazioni sono contorte, difficilmente sono lineari

      Elimina

Siete pregati di non scadere mai nel turpiloquio, andare contro le leggi vigenti in Italia e usare questa mail per eventuali contatti: silvestrogatto@live.com

Nella versione WEB sono presenti altre possibilità di contattarmi.
Ricordate che state sempre parlando con esseri umani, anche se dietro la tastiera.