11/09/2015

sesso: storia di una vera Dominatrice (ma anche no)




Quella che vi riporto è l'intervista vera o presunta ad una Dominatrice a pagamento, apparsa sulla rivista Elle Magazine: storia di una dominatrice. Questo è solo un estratto, per quanto chiaro ed esauriente se vi interessa leggete l'articolo.

Può essere vista in tre modi: la prima è quella di una testimonianza verace di una donna che ha effettivamente vissuto quanto detto, la secondacome una Dominatrice a pagamento inaffidabile e superficiale, la terza, come un insieme di fanfaronate false o ingigantite.

Andiamo con ordine.




Ho 25 anni, sono nata a Milano, la mia famiglia è benestante. Sono una ragazza piacente e ho un fidanzato. Ho un diploma in arte e ho studiato nelle più importanti scuole d’Europa. Per quattro anni sono stata una dominatrice. Ho sculacciato, frustato e umiliato centinaia di uomini, e mi sono fatta pagare molto bene. Ho orrore del contatto fisico, mi definisco una misantropa. Non faccio la escort, ma se non avessi questo problema - non mi piace nemmeno toccare mia madre o abbracciare il mio fratellino - lo farei: per me la morale non esiste. Già prima di diplomarmi ero una “per aria”.  Studiavo perché avevo un po’ di talento, ma non ho mai visto un futuro. Non ho mai avuto voglia di lavorare davvero. L’unica passione era suonare la batteria con un gruppo di sole ragazze. Proprio con la band mi sono accorta che molti uomini, dopo i concerti, ci volevano fare dei favori particolari. Volevano portare le attrezzature pesanti, pagare i nostri conti, darci passaggi. Poi qualcuno ha cominciato a chiederci: posso massaggiarvi i piedi? Posso farvi da scendiletto, posso farvi da tavolino? Mi faceva ridere, e li ho lasciati fare. E intanto cominciavo a capire qualcosa di più di “quel” mondo.

Il passo successivo è stato quando ho conosciuto intimamente un uomo che viveva questo aspetto della sua sessualità: era uno slave, uno schiavo. Lui mi ha suggerito che questa cosa poteva diventare per me un lavoro remunerativo. Quando dico intimamente, non intendo sessualmente: passavamo molto tempo insieme, ma non facevamo sesso, perché gli schiavi non amano fare sesso. Lui aveva 37 anni, io 19. Mi ha spiegato come funzionava questo mondo, da cosa era ossessionato. Mi ha raccontato tutte le parafilie (o perversioni sessuali) che un uomo può provare nei confronti di una donna. Non importa se una donna è affascinante, colta o sexy. Quando uno slave si fissa su una donna, lei diventa l’oggetto del suo desiderio e lui vuole conoscerne le parti più intime, quelle che nessuno sa. Vuole sapere che sapore hanno i suoi piedi dopo che ha fatto jogging. Vuol sapere che odore hanno le sue mutandine a fine giornata. Può spingersi fino a quelli che in gergo si chiamano “giochi dannunziani”, pratiche feticistiche legate agli escrementi. Ho cominciato semplicemente mettendo un annuncio on line. Con quattro foto di piedi, calzati in collant o in ciabatte da casalinga. Le stesse ciabatte le ho anche vendute, a caro prezzo. Perchè certi uomini impazziscono per questo genere di cose.


Dire che agli slave di genere maschile in maniera totalitaria non interessi il sesso canonico è assolutamente sovrastimato. Molto spesso il sesso che sia penetrativo o fatto di preliminari che riguardano gli organi riproduttivi rientra tra la normale prosecuzione di un rapporto BDSM. Sia se si abbia un ruolo Dominante o sottomesso.Coloro che escludono una certa "canonicità" esistono ma sono una minoranza, per cui per averne soddisfatti centinaia dovrebbero averla contattata in diverse migliaia, mi pare un numero assolutamente eccessivo.

Dice che non importa se una donna è colta, sexy, affascinante...Una delle bellezze del BDSM è che la forma è sostanza e che vi sono vastissime possibilità di rappresentazione. Se si hanno delle fantasie ad esempio su donne in carne che si siedono sui volti dei sottomessi è fondamentale la forma del corpo. Se si amano le situazioni di dominazione riguardanti figure tipicamente autoritarie, come professori/ resse, divise, camici, è ovvio che la presentazione fa parte del gioco e del ruolo. Come ho gia scritto (consiglio di cliccare il link se interessa l' argomento): "..quelli sono mezzi attraverso i quali si riconosce una certa figura, ci aiutano ad entrare in quello stato di "grazia" che ci porta ad esprimere una parte di noi stessi...sono sì un mezzo ma fanno anche parte della nostra personalità e come la vogliamo esprimere, come nel teatro tingersi il viso o vestirsi in una certa maniera non aiuta solo il pubblico a riconoscere il personaggio ma all'attore di impersonare la parte, punto fondamentale di qualsiasi scuola di recitazione...".


Un look normale
Il mio primo appuntamento l’ho fatto “collettivo”, con le ragazze della band. Il cliente era un farmacista. Ce lo ha presentato uno schiavo che conoscevamo già, perché gestice un locale dove andavamo spesso. È stato lui che ci ha introdotto a una serie di persone fidate, col passaparola. Ci ha anche dato dei consigli sul farmacista: più ci andate duro, più sborsa. Noi lo abbiamo riempito di calci, calpestato, gli abbiamo buttato la cenere in bocca. Mi sono accorta, anche se era la mia prima volta, che il branco crea dei mostri. Eravamo scatenate. E tutte vestite diversamente: una in jeans e All Star, io con degli stivali di pelle altissimi, una da ragazzina, e una - che stava sul divano a studiare per un esame - si copriva con una coperta e non ne voleva sapere di “giocare” con lui. E più lei lo schifava, più lui la desiderava. Per annusarle un calzino è arrivato a darle 300 euro. Il risultato? È andato a prelevare al bancomat un paio di volte.
La prima “volta” abbiamo guadagnato 800 euro. E ce li siamo divisi. Poi ho iniziato a fissare apputamenti da sola, a casa mia. Al telefono ci si accorda su quello che il cliente vuole: che offendi lui, sua madre, oppure la chiesa. C’è chi vuole solo leccarti i piedi o annusarteli. I clienti, già quando suonano al citofono sono entrati nella “parte” dello schiavo, mettendo in scena la loro pantomima, mi dicono “sono lo schiavo, signora, sono un cog***ne, sono uno st***o”.

Quando apro la porta di casa, alcuni di loro sono già in ginocchio. Il mio look da festish girl non è mai stato “eccessivo”: camicia bianca abbottonata, pencil skirt nera e tacchi alti. Calze velate, un must, rossetto rosso e capelli raccolti. Alcuni mi chiedono anche giacche o tailleur. Vogliono un abbigliamento che incuta rispetto, un power look. Niente pvc nero. I miei uomini amano la donna naturale.

Devo dire che trovo difficile credere che avendo diverse ragazze a disposizione ci si concentri su quella che non si concede tanto da esercitare un controllo così forte da far sborsare simili cifre. Intendiamoci ho sentito cose ben peggiori ma partendo dall' assunto che persino lo slave più adorante alla fine deve trovare una sorta di "soddisfazione", il gioco di negare qualcosa che si desidera è esclusivamente a due, deve essere portato avanti con perizia e con pazienza. Essere costantemente distratti o già accontentati nei desideri propri o nella voglia di soddisfare quelli altrui la figura ridondante è la persona che si nega. Facendo un esempio è come se cercassi di stimolare l'eccitamento stuzzicando una persona alla penetrazione, senza portarla a compimento, mentre qualcun' altro la sta già soddisfacendo. 
Senza parlare dei presunti prezzi che sono veramente esorbitanti. 
Vorrei che si comprendesse che dietro ad una richiesta di sesso estremo ci sono sempre prestazioni di altissimo livello, ci vogliono preparazione e accortezza, oltre che una grande professionalità. 
Alcune ragazze leggendo questo pezzo possono credere che per guadagnare basti entrare nel giro giusto e rinchiudersi in una coperta, per coloro che cercano guadagni facili, astenetevi, vi chiederanno prestazioni molto faticose, sia sul lato fisico che psicologico. Qualsiasi operatrice nel settore può confermarlo, per questo asserisco che questo articolo è un falso madornale.

 Mi hanno chiesto di tutto: di camminare nel fango e di leccare le suole delle mie scarpe sporche, di massaggiarmi, leccarmi o annusarmi i piedi. C’è gente che vuole solo guardarti camminare sui tacchi, c’è chi ti vuole solo toccare i capelli. Chi vuole che gli attacchi dei morsetti ai capezzoli e tiri finchè è possibile. Chi vuole i giochi medici: punture, aghi, clisteri. Poi c’è il ponyplaying, dove mi vesto da cavallerizza, con tanto di cap, stivali da cavallo e frustino: li cavalco e dico loro “vai avanti,” “torna indietro” e intanto li frusto. Io li ho sempre frustati violentemente. Ho avuto clienti a cui ho fatto bere la mia pipì in un bicchiere(dice poche righe sotto di essere sempre stata attenta alla sicurezza, peccato si sia smentita nello stesso paragrafo. Queste tutto sembrano, ma non pratiche sicure o portate avanti con particolare attenzione all' altrui incolumità) e ho avuto quelli che provavano piacere a farsi dare dei calci nei testicoli. O in faccia. Uomini che amano vestirsi da donna e vengono a casa a farti le pulizie. Ci sono anche quelli che ti fanno la spesa, te la pagano e te la portano a casa. Poi, un classico, ho avuto quelli che adorano farsi legare, ma siccome io non sono una esperta di bondage, che è un’arte e va saputa praticare, con loro ho usato metodi più ruspanti: li lego coi lacci delle scarpe. O quando li picchio non uso quei bastoncini di pelle che si trovano nei sexy shop, ma il vecchio mestolo da cucina. L’aspetto casalingo, popolare, li eccita moltissimo. (tutti nessuno escluso?)Soprattutto se sono uomini che rivestono ruoli di potere. Sono sempre stata attenta a non superare i limiti.

 L’unica volta che ho esagerato davvero è stato con un cliente fisso che soffriva di fimosi. Nelle pratiche da fetish girl(Money Mistress questo è il termine utilizzato, non per fare le pulci ma se si è tanto esperti in qualcosa come dice di essere un minimo di terminologia per far vedere di cosa si sta parlando) non è previsto sesso, ma se i clienti vogliono si posso masturbare. Quest’uomo che soffriva di frenulo corto, non riusciva ad avere un orgasmo. Si sarebbe dovuto operare, ma aveva già una certa età. Io, mentre si toccava, lo deridevo, perché la derisione fa parte del gioco sadomaso. Per lo schiavo, una donna che ride di gusto della sua condizione, è fondamentale. Ma quella volta mentre lui mi chiedeva di smettere e io invece insistevo a ridere di lui in modo grottesco, ho capito che dovevo davvero bloccarmi. Non era il “ti prego smetti” di chi vuole che in realtà continui. Infatti di solito quando si fanno questi giochi si usa una parola, una safe word, come “giallo” o “bicicletta”.  “Smetti” o “basta” non sono sufficienti, perché di base incitano chi domina. Poi ci sono anche quelli al limite del ridicolo: il mio preferito lo chiamo Waa-Taa: è un ragazzo che ama i fumetti manga. Io per lui dovevo esser vestita da Cat Woman e al rallentatore fare delle mosse di karate, colpirlo e urlare “waaa-ta”. E lui cade per terra, tutto soddisfatto. A volte i miei clienti fanno davvero ridere... Ti viene spontaneo dirti: ma cosa stai facendo? Certi slave sono così teatrali che non riesci a trattenere le risate. Uno mi chiamava e diceva: «Signora, sono l’operatore co***ene della compagnia telefonica, posso ricaricarle il telefono almeno di 50 euro?». Cosa devi dire a un uomo così? Paga, e zitto. Rimani sempre basita. Uno dei più ridicoli, ma anche uno dei mie preferiti, l’ho soprannominato Flash Gordon. Un bel signore di 50 anni, cliente molto affezionato. Entrava, si gettava per terra, facendo finta di toccarsi, e a bassa voce, guardando dall’altra parte, diceva: «Signorina lei è bellissima, ha delle bellissime scarpe». In tre minuti era finito tutto e mi pagava 200 euro. 


Nessuno mi ha mai chiesto qualcosa di non previsto dal nostro accordo. Solo una volta ho litigato con uno che non voleva pagare prima, che è la regola. Io gli ho detto: «Te ne vai perché sennò da quella porta esce qualcuno che ti fa pentire di essere nato». E lui se ne è andato. Una sola volta, però, ho avuto davvero paura: un cliente si è spogliato e sotto aveva una pistola. Era una guardia giurata e si era dimenticato di dirmelo. Ero terrorizzata, ma so che le persone, anche se matte, se gestite in un certo modo non sono pericolose. Ho mantenuto il mio tono da padrona e gli ho intimato: «Che genere di schiavo ha una pistola?». Lui ha subito risposto con voce sottomessa: «Signora, la cosa la disturba?». «Diciamo che sono per la non violenza». Che detto da una mistress fa anche un po’ ridere! È rimasto un mio ottimo cliente, sempre senza pistola.

Troverete delle persone che come me si sforzano di far capire che la violenza è ben diversa dalla dominazione. Una caratteristica della personalità dei dominatori non deve essere necessariamente violenta dato che ama determinate pratiche. E' vero il contrario, per passare oltre lo stigma sociale si cerca di dimostrarne l'estraneità. Questa visione della dominante che addirittura dovrebbe "amarla" tanto da renderla ridicola e fa anche ridere se si dichiara non violenta; è la dimostrazione lampante della superficialità di colei che viene intervistata. 

Guadagnavo bene, ma sono minuti pesanti, perché ti confronti con il malessere e i traumi di queste persone. (Peccato che per tutto l'articolo si sia favoleggiato di una certa e sicura facilità).

 
  Ma non c’è uno schiavo che desidera andare a letto con una donna, non vogliono fare sesso(Ribadisco quello che ho detto sopra sul sesso e la sessualità dei dominati). Credo che la dominatrice sia una figura sociale importante: nessuna donna che ama un uomo potrebbe mai volerlo vedere così. A meno che non sia una dominatrice. Ma questi sono connubi esplosivi, rari.

 Testimonianza raccolta da Benedetta Rossi,che seppur in buona fede si denota nell' articolo una certa superficialità affidandosi ad una singola fonte. Certo non è giornalismo d'inchiesta, è solo ELLE...Però un minimo di approfondimento non guasta, si veicolano messaggi forvianti comunque.
 



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