9/01/2016

letto 26 perché son pigro, né libri né bar per far passare la noia



Vorrei scrivere qualcosa di profondo, universalmente vero e al contempo personale. Dedicare qualcosa ad una persona comunque importante, anche se non è andata oltre a tante parole e due pomeriggi cercando di frugargli nelle mutandine.

Qui è come quando ti devi grattare e hai il gesso, aivoglia ad usare il manico del mestolo di  legno o il talco mentolato, non ti riesce proprio di lasciarti dietro quel fastidio a fior di pelle, così ho voglia di scrivere ma non ci riesco.

Allora niente, tanto il prossimo post di Settembre è scritto da mesi e mi sento libero di lasciar perdere che non ho abbandonato questo piccolo angolo di giardino fatto di parole al posto dell' erba.




La marijuana ti fa male, per cui poca erba per carità, anche perché ammettiamolo a rollare sono un cane, ma il Chianti non mi và e domani è un altro giorno, chi lo sà.

La verità è che adesso è così bello restare alla finestra e guardare il mondo muoversi in tondo.
Osserva osserva, è facile con le chiappe assise su una poltrona di pelle credere di averci capito tanto o tutto di 'sto gira gira  che chiamiamo vita.

Plotoni di Cenerentole con le scarpe lise di un color azzurro dimenticato a pulire scale e matrigne condominiali che non pagano, perché gli prude il portafoglio.
Il verduraio dalla pancia di un' anguria marcia che per mantenere fresca l' insalata la mattina, toglie lo straccio bagnato dalle verdure che la sera prima ha passato sul pavimento. Centurioni municipali detti anche metropolitani  che non si accorgono delle bighe in seconda fila o delle portantine ferme sopra zebre stanche, offrendo due chiacchiere e un caffè al barbiere all' angolo.
Mezzi a due ruote che sorreggono tette che sfidano la gravità e la maggiore età.

I decoltè e la decenza delle vecchie beghine che tengono fermo il mondo con i loro bastoni marroni, che loro sono i veri pilastri della società e chiacchierano come se avessero tocco e toga; parlano di figlie, e parenti altrui, dimenticando i propri perché orfane di peccato: "volesse Iddio, l' ho lavato dal prelato".
 Monocicli doppi con persone senza baffi a manubrio e vestiti da squalo per fendere l' aria e prolungare il muscolo.
 Il fantasma del vicino si aggiudica all' asta un pezzo di carne per sentirsi vivo.
 Donne e uomini che sfilano con animali da compagnia, donne, uomini e cani, mentre la gatta con la congiuntivite invernale assente mi sorride e si lecca uno stivale.

Insomma

Bonjour Sourire

 









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