10/24/2012

Femminicidio


Lo so ultimamente scrivo molto, spesso dello stesso argomento visto in maniere e modalità diverse, però la percezione della violenza e della sua portata non solo mi interessa personalmente come cittadino ma è fondamentale per capire come vivere in maniera sicura e consapevole il bdsm.

In questi giorni in molti blog o siti informativi si discute sul termine femminicidio, avendone cercato il significato non vi ho trovato nulla di scandaloso ma di un cattivo uso.

Vi si intendono gli assassini o atti violenti perpetrati contro le donne in quanto tali, cioè femmine non rispettose del ruolo societario o personale che si crede debba avere.
Dovrebbe servire a mettere in risalto un problema che riguarda una parte della società, per cui nulla di male, anzi, peccato che sia diventata un’arma della guerra dei sessi.

Partiamo dal principio, una delle maggiori figure che hanno messo in risalto il problema è Marcela Lagarde attraverso cui anche grazie ad altre si è discusso del disagio e i soprusi delle donne messicane e latino americane in generale.

Nel suo lavoro evidenzia quella tradizione e cultura “machista” propria di certi Paesi in cui la donna vive una condizione di sudditanza quasi totale ed è vista come sottogenere che deve servire il maschio. Attenzione, parlando di cultura vorrei mettere in risalto che riguarda anche il comportamento generalizzato in cui esiste l’accettazione di alcune donne che ritengono giusti certi comportamenti perché insiti nel rapporto da vivere con rassegnazione, in silenzio.

Questo termine insomma nasce in un contesto diverso dal nostro, pur essendoci violenze ovunque le sensibilità e le culture sono più meno attente a certi aspetti, come sono diverse le motivazioni che portano alla sopraffazione, questo è uno degli elementi di confusione che non hanno fatto ben recepire il reale uso di questa parola.

Facciamo un esempio, in Italia essere donna porta dei problemi nella scelta del lavoro perché la maternità è vissuto come periodo non produttivo per l’azienda, il problema riguarda le donne in quanto procreatrici ma la motivazione, la radice di questa discriminazione non è prettamente maschile, piuttosto di visione delle economie, del nostro sistema produttivo in cui il principio di ottimizzazione del lavoro porta a studi sulla massima efficenza delle risorse umane, perché si abbia la maggior produttività possibile, nel minor tempo possibile evitando più errori possibili.

Insomma è il problema di un genere con la concezione di produzione, non di genere contro genere, questo è femminicidio?

Se consideriamo il termine come violenza VERSO, sì, se consideriamo il termine come violenza DI UN GENERE (maschile) evidentemente no.

Tra questa distinzione tra VERSO e DI UN GENERE sta il pomo della discordia. Se si considera la violenza  dell’uomo in quanto tale( genere maschile) come fanno alcune misandriche, ovviamente non possono trovare appoggio, anzi danno un cattivo servizio, allontanano gli uomini disposti a comprendere ed aiutare, facendone una guerra di parte, che sicuramente non vinceranno, dovrebbero allontanare i padri, i fratelli, gli amori, gli amici, non siamo fatti per vivere divisi.

Ponendo la questione  che l’uomo sia violento in quanto tale è discriminatorio e sessista, lo stesso peccato di cui si tacciano gli altrettanto poco intelligenti maschilisti,  diverso è se si considera femminicidio la violenza in quanto tale verso la donna qualsiasi sia l’autore o autrice, istituzione o pensiero, per permettere di svilupparsi in pace in quanto tale, allora ben venga, altrimenti è qualcosa di cui farei volentieri a meno.

Per approfondire la nascita del temine femminicio cliccate il link.



la vignetta e di Marilena Nardi

Nessun commento:

Posta un commento

Siete pregati di non scadere mai nel turpiloquio, andare contro le leggi vigenti in Italia e usare questa mail per eventuali contatti: silvestrogatto@live.com

Nella versione WEB sono presenti altre possibilità di contattarmi.
Ricordate che state sempre parlando con esseri umani, anche se dietro la tastiera.