7/25/2016

le sillabe dei racconti



Continua l' appuntamento estivo con la lettura, per poi riprendere il normale corso del blog a Settembre.
Ho scelto per questo piccolo spazio autori, ma soprattutto autrici, che parlassero del Giappone, sia in maniera romanzata che analitica. Passo necessario per comprendere meglio quello che si legge, perché essendo una realtà tanto lontana a volte si ha bisogno di qualcuno che consigli, molto più che per altre realtà letterarie.
Quando mi trovai in mano l' autrice del libro che presento devo ammetterlo lo scelsi per il titolo, non lessi sinossi, non feci caso alla copertina, solo al titolo: diciassette sillabe , composto da racconti.
Mi  diede l' idea di qualcosa di semplice, ma allo stesso tempo di componibile in molti modi.
Scoprì che il titolo non tradiva il contenuto.


Riporto una recensione non mia, una volta tanto, dovendo ammettere che è molto più esauriente di quello che potrei presentare, bisogna riconoscere i propri limiti.
Alla fine  Carlotta de Lorenzo parla di rovistare nell' intimo dei personaggi dei racconti, un tratto in comune con molti autori del Sol Levante, che fanno dell' introspettiva la loro peculiarità più spiccata. 

Alcuni racconti sono visti attraverso gli occhi di bambini che muovono i primi dolorosi passi nel mondo degli adulti, come la piccola Chisato, con il suo “adultissimo” senso di colpa per aver accettato soldi da un uomo senza una gamba, sicuramente più povero di lei.
Altri hanno come protagonisti contadini emigrati dal Giappone negli Stati Uniti, incapaci di comprendere appieno la realtà che li circonda (anche perché spesso non in grado di parlare l’inglese).
La condizione di questi immigrati (vissuta in prima persona dall’autrice) è affrontata con delicatezza e dignità, e non c’è spazio per il vittimismo o per l’autocompatimento.
Eppure quella che traspare è una situazione drammatica, di razzismo e discriminazione, a causa della difficile convivenza con un popolo americano ancora avvezzo a identificare i giapponesi con il nemico, al punto da soprannominarli genericamente “Charley” (cioè “nemico”, nel gergo bellico).
Vi è chi accetta passivamente, quasi serenamente questa situazione, senza dubbio aiutato dalla semplicità del proprio carattere: Kazuyuki Matsumoto non si trova poi male nel campo di concentramento in Arizona (allestito per neutralizzare gli immigrati giapponesi durante la seconda guerra mondiale); certo, è stato spogliato di tutti i suoi beni, ma in fondo riceve tre pasti gratuiti al giorno e vive trai suoi connazionali.
Ma vi è pure chi si ribella a questa situazione, seppure solo interiormente, come Esther Kuroiwa che, sull’autobus per Wilshire, inorridisce nel constatare la propria gioia di non essere cinese, nel momento in cui invettive razziste sono rivolte alla coppia di cinesi che le siede accanto. Tuttavia si scoprirà poi incapace di comunicare al marito la profondità di quest’orrore.

I grandi avvenimenti storici e sociali del Novecento americano sono narrati attraverso le vicende più o meno quotidiane dei personaggi, cui fanno da sottofondo, ma su cui influiscono profondamente; come fa notare, riferendosi alla crisi del 1929, la giovane protagonista de La vita tra i campi petroliferi, un ricordo: "Negli anni, comunque, sono riuscita a mettere insieme questo o quell’altro evento casalingo con le date corrispondenti – i fiammeggianti anni Venti, la legge Volstead, Al Capone, il giovedì nero – e capisco che per tutto il tempo ci sono stati intorno a noi i segni della grande dèbacle". 
Ma quello che più ci colpisce, dopo aver letto questi racconti, è la strana sensazione di aver rovistato furtivamente trai pensieri più privati dei personaggi, quasi avessimo invaso la loro intimità.


L' etichetta " Oriente " prende in esame libri, film e cartoni animati appunto dei suddetti Paesi. 

2 commenti:

  1. leggo sempre con grande attenzione le tue recensioni i tuoi pensieri i tuoi commenti...grazie e serene vacanze estive tesoro...baci baci baci

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