4/03/2013

dolore e piacere















Presento la seconda parte del post dedicato al masochismo.

Non sto spingendo nessuno a provare sensazioni forti correlate al dolore, voglio dare un'esauriente spiegazione, almeno il più possibile, del perché alcuni fanno determinate scelte.

Vi consiglio di leggere la prima parte per avere una migliore visione d'insieme e riguardo a certe pratiche i consigli restano quelli già presentati:






Da evitare assolutamente le pratiche che prendono in considerazione la sensazione di male fisico quando siamo di fronte a patologie croniche o dolori costanti, che lo rendono troppo prolungato o percepito in maniera errata (peralgesiaIperpatia ad esempio) anche di natura psicologica ma che individua problemi fisici specifici(fibromalgia  sempre come esempio) come è da evitare che durante il gioco sessuale si ripetano scene o atti in correlazione ad abusi subiti anche come forma di terapia atta al superamento del trauma. 
Ovviamente nel novero inserisco tutte quelle problematiche mentali e comportamentali date da un disagio, nel qual caso tali persone dovrebbero astenersi. 

Rispettare SEMPRE i principi del  sanosicuroconsensuale. Usate la safeword e ricordate che a prescindere da quanto da me scritto siete solo voi i responsabili delle vostre azioni, le mie sono solo indicazioni di massima. 




Il dolore non è solo fisico

A seconda della loro storia personale e delle rispettive condizioni sociali e culturali gli uomini reagiscono in maniera diversa ad una stessa ferita o a un identico disturbo. La loro soglia di sensibilità non è la medesima.
L' atteggiamento nei confronti del dolore non è mai fisso...La relazione intima con il dolore dipende dal significato che esso riveste nel momento in cui tocca l'individuo. Il modo in cui l'uomo fa propria la sua cultura, i valori che la caratterizzano, lo stile del suo rapporto con il mondo, compongono una trama della percezione del dolore, che è innanzitutto un fatto legato a una situazione.

Tra focolaio e percezione del dolore si interpongono numerosi passaggi, che ne rallentano, smorzano, o accelerano  la portata...(calore, freddo, massaggio...concentrazione, distrazione...paura, fatica...). Non c'è dolore senza sofferenza, cioè senza un significato a livello affettivo che traduce lo spostamento di un fenomeno fisico verso il centro della coscienza morale dell'individuo.
Crea una distanza perché immerge in un universo inaccessibile a chiunque altro.[1]

Anche se non sono mancati i tentativi di catalogazione del dolore, come il questionario Mac Gill che valuta il dolore in base alla sua intensità e qualità, comunque il soggetto che si sottopone al dolore per piacere sente il distacco con il dominante, situazione come detto nel precedente post che a volte viene ricercata appunto per bearsi dell'inarrivabilità del soggetto dominante.

Il masochista visto come colpevole

L'impronta morale che ne grava si mantiene anche negli individui non religiosi, il dolore è raramente sentito come avvenimento neutro. L'idea della malattia meritata, della sofferenza che viene per punire la condotta riprovevole di un individuo è ancora profondamente radicata nelle coscienze contemporanee.[1]

Da questa percezione sociale si comprende meglio come mai il masochista sia visto sotto una luce diversa della persona che attivamente punisce, visto da fuori il dominatore rappresenta il "boia" che sicuramente monda da delle colpe la persona che in quanto sofferente merita quella punizione
(anche se dovesse essere assente)  che viene oltretutto ricercata, per cui ammessa e confessata. Il mero esecutore in un certo qual senso esegue quanto richiesto, per cui si mostra sicuramente più incolpevole del soggetto richiedente.

Ecco da dove nasce anche l'idea d' inaccettabilità della condizione del masochista, si ritiene inappropriato che per provare piacere ci si addentri nel dolore, per cui ci si domanda per quale motivo vi si sottoponga, sempre in merito al rapporto dolore/punizione cosa nasconde?

Domanda anche personale che si pongono in maniera attrattiva verso queste pratiche, cosa vi si cela veramente?

La modernità e il dolore
In una società dominata dall' analgesico sembra razionale fuggire il dolore ad ogni costo, nel senso letterale della parola invece che farvi fronte. sembra ragionevole liberarsi dei vincoli imposti dal dolore, anche se ciò sopprime la fantasia, la libertà o la coscienza.( Illich 1975)[1]

Anche venisse accettato che ci si sottoponga a pratiche spiacevoli per piacere e non per mondare una colpa il successivo ostacolo sarebbe quello di superare il preconcetto che siccome è relativamente semplice liberarsi dal dolore( a volte basta una pastiglia) è ragionevole, di contro chi lo ricerca non riflette come dovrebbe, non percorre gli stessi processi di pensiero condiviso, che il dolore debba essere eliminato.

Persa la valenza di prova di passaggio necessaria alla crescita anche attraverso il dolore fisico, nella società moderna senza la sua valenza rituale viene percepito esclusivamente come fastidio, resta presente come rito solo in alcuni contesti molto circoscritti come alcuni corpi militari nelle prove di resistenza, ma non è più socialmente diffuso.

Molte culture tribali hanno riti d'iniziazione in cui bisogna sopportare il dolore di ferite terribili...L'essere feriti comporta un vantaggio, si è premiati per il proprio comportamento stoico nella società degli adulti. Alcuni indiani del Nord America che si erano sottoposti a riti d'iniziazione dolorosi non hanno mostrato di conservare traccia dello stoicismo esibito precedentemente...Sembra che stoicismo ed eroismo siano figli delle situazioni, e non caratteristiche che durano una vita.[2]

Nel BDSM ci si riappropria del dolore come prova da superare, ostacolo necessario per cementificare il rapporto tra i vari concorrenti, ed ecco perché in simili frangenti si attuano veri e propri rituali, sociali o privati concordati con il partner.

 Possono assumere le forme più disparate, dal vestiario( il corsetto) al gestuale(lo schaffo) esso riveste la  necessità di provare che si possono superare determinate prove, passate le quali si acquisisce un nuovo status, anche se ci si dovesse confrontare con alcuni  che provano percorsi similari, si diventa slave.

La mancanza di motivazione accettabile

Come ho scritto sopra si ritiene inappropriato che per provare piacere ci si sottoponga a pratiche anche se controllate e sicure comunque pericolose, questo perché una visione positiva del dolore è affiancata dal senso di eroismo che scaturisce dall'immaginario collettivo di sacrificio per una motivazione più alta, qualcosa che trascende il personale per il bene comune. Questa è l' immagine tipica dell' eroe, del santo, come ad esempio il sindaco di Cork, una località irlandese, che si lasciò morire di fame per protestare contro il dominio inglese.

L'individuo esce dall'isolamento e comunica il suo soffrire: in talune circostanze lo rende persino comune. In proposito basta pensare alla pietas cristiana ed in generale alle pratiche religiose della pietà.[3]

Fare una scelta personale per il proprio piacere muta questa comprensione di una scelta al limite facendola avvertire come egoistica. Ecco perché nella visione popolare il sadico è solitamente egoista e incapace di slanci generosi.

Questa componente condivisoria e di status decade nel caso della auto-afflizione solitaria; che si concentra esclusivamente sulle sensazioni, non per mancanza di altri fattori umani l'autoerotismo è scevro di dolore condiviso socialmente perché personalmente indotto, Alfred C. Kinsey autore del Comportamento sessuale del maschio umano(1948) mentre si masturbava si inseriva un oggetto nell'uretra, comportamento che riguarda più la sfera strettamente fisica che sociale o psicologica.















Dolore e fisiologia
I ricettori sono quelle parti anatomiche del corpo in grado di rilevare stimoli esterni od interni all’organismo trasmettendoli attraverso fibre nervose al cervello che li elabora, si attivano in determinate condizioni, come con la luce, la consistenza, la pressione, il calore, chimicamente… Analizzandone anche la forza e la durata.[4] 
I recettori Mu e K sono gli stessi sia per il piacere che per il dolore, quello che li distingue è appunto l’intensità, proprio per questo dopo una “scarica” maggiore dovuta ad uno schiaffo una carezza verrà percepita maggiormente nella sua azione e piacevolezza, su una scala di valori da uno a seicento dove cento è una serie di sculaccioni, il successivo stimolo di una carezza pur se in un piano più baso scemando risulta maggiore del normale.[5][6]

Endorfina
Onde evitare che il dolore diventi l’unico elemento percettivo il corpo rilascia endorfina, che dona un senso di benessere e soddisfazione molto simile alla morfina agendo sui ricettori oppiacei,[7] ovviamente nel caso preso in esame non deve essere eccessivo e ben modulato, tanto che deve diventare come un “rumore di fondo”.Pensate ai tatuaggi, non sono poche le persone che mi hanno detto che durante la seduta anche in punti sensibili è arrivata ad essere piacevole. L’endorfina modera e non elimina totalmente. 

Di questa sostanza se ne conoscono diverse tipologie tutte con connotazioni simili ed assieme ad altre sostanze regolano l’umore, i sentimenti, (quale l’infatuazione, il desiderio, il compiacimento…)[7]

 Dopamina
Agisce sugli stessi ricettori dell’endorfina ragion per cui anche questa sostanza dona benessere, oltre che essere coinvolta nel coordinamento motorio e nel piacere. Azioni come il mangiare e il bere, il sesso, l’hanno come attore principale, così come il sentirsi gratificati nell’avere successo( Es: sono riuscito/ta a soddisfare il mio/a Padrone/a) o mentre si apprende qualcosa di nuovo.
Nella fase cognitiva e di apprendimento entrambe svolgono una parte importante.[8]

Sub-spaces
Questo crogiuolo di realtà fisiologiche, chimiche, psicologiche, affettive, qualsiasi esse siano, possono portare ad uno stato come già detto altrove di distaccamento, di superamento del reale in uno stato simile alla beatitudine, dove si annullano il tempo è il luogo o almeno le loro percezioni,[9]

Non tutti riescono ad arrivare ad uno stato simile, nel caso in cui il o la sub( universalmente termine che indica il sottomesso derivante dalla parola submition) lo raggiunga questa ulteriore perdita di controllo responsabilizza maggiormente la controparte facendosi ulteriormente carico dell’incolumità altrui che ha raggiunto altri stadi.


Finendo
Tra le motivazioni, psicologiche, sociali, ognuno vive le proprie, bisogna rendersi conto dei limiti propri ed altrui e che il lato fisico legato al piacere e dolore scatena scatena forze fisiche e psicologiche inaspettate.

Credo che nelle nostre società occidentali, dove tutto viene consumato molto velocemente, senza quasi lasciare traccia,la ricerca volontaria del dolore è sempre più diffusa (anche attraverso "ferite" sul proprio corpo, quali incisioni, piercing, bruciature, tatuaggi etc.), in quanto il dolore lascia una traccia potente, agisce come formidabile memoria dell'evento. (commento Reminiscenze)




Ringrazio Alessandra per il suo supporto e la pazienza con la quale mi ha aiutato nella stesura di quello che leggerete, compagna, amica, impareggiabile stimolo al miglioramento e alla perfezione. 

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[1]Antropologia del dolore
[2]wall p. perché proviamo dolore
[3]L'esperienza del dolore
[4]I recettori
[5]breve presentazione della chimica del piacere e del dolore
[6]Ayzad-bdsm guida per esploratori del sesso estremo
[7]Sentimenti fragili ed identità mascherate
[8]Funzioni di dopamina
[9]Subspace(BDSM)

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