6/23/2015

testimonianza di una operatrice sull' identità sessuale




Dopo la manifestazione a favore della famiglia  indetta a Roma, ci sono state molte discussioni, sia sul cartaceo che sul web. Non avendo per il momento nulla da aggiungere a quanto precedentemente riportato, offro la visione particolareggiata di una operatrice/insegnante che offre corsi di identità sessuale nelle scuole. 

Ove secondo l' autrice si ravvisano dei concordati interventi che tendono a ripetersi. 

Secondo il mio parere non esiste nessun "oscuro movimento", coordinato e sparso nel territorio nazionale, ma è l' esempio di come il tam-tam- di alcune realtà assorbano acriticamente quello che si propone. Per partito preso insomma. Non una regia occulta nel mare magnum delle realtà cattoliche, bensì il ritrovamento di alcuni valori ( o disvalori a seconda del punto di vista) che accomunano diverse realtà, che comunque trovano nelle fasi preparatorie sul sinodo per le famiglie pieno appoggio. 

Non sono realtà organizzate come dice l'autrice, ma avendo fatto parte di realtà religiose posso dire che sanno agglomerarsi, che è diverso. 





Più di un milione in piazza a Roma – almeno così afferma con abituale esagerazione chi l’ha organizzata – per la manifestazione che difende la famiglia cosiddetta tradizionale, madre, padre, figli e figlie, se in numero elevato meglio ancora, alla faccia della crisi economica.
Se non erano un milione certamente erano in tanti e tante e la cronaca ci racconta di famiglie intere, frotte di bambini, numero spropositato di figli dichiarato con orgoglio, contro la pretesa di chi non rientra nella norma di fare famiglia, omosessuali, maschi e femmine. E intanto si accusa la scuola, alcune scuole di diffondere pericolosamente la cosiddetta ideologia del gender nell’insegnamento a bambini e bambine, ragazzi e ragazze, mettendo in pericolo le loro crescite armoniche di maschi e femmine destinati e destinate ad accoppiarsi (solo) tra loro. Così detta la legge di natura e ciò che vi va contro è contronatura, è una mostruosità contro la quale occorre combattere. Si tratta di una crociata, santificata a quanto pare da tutti e tre i monoteismi che dominano il panorama della religiosità mondiale e italica: infatti a Roma i cattolici manifestanti hanno avuto la benedizioni dei capi supremi sia ebraici che islamici.
È una crociata che occupa la piazza e la riempie, ma che si sviluppa anche sul territorio e nelle situazioni locali, con una penetrazione capillare e, a mio parere, preoccupante.
Ne ho avuto esperienza diretta due volte.
La prima in un corso che tenevo in un grosso comune della Brianza ai genitori di alunni e alunne che partecipavano a un progetto di orientamento di genere. E quando uso la parola genere la intendo secondo il suocorretto significato, l’insieme di caratteristiche storiche e culturali che hanno nel tempo costruito ciò che ora intendiamo per donne e uomini, nelle loro differenze, ruoli e destini diversi. Nulla a che vedere quindi con il senso distorto ed errato che la parola “gender” assume nella critica di questa parte di cattolici ed è stata scompostamente e subdolamente gridata nelle piazza a Roma.
In quello specifico corso e in quelli che abitualmente tengo a madri, padri e insegnanti da alcuni anni, il tema dei diversi orientamenti sessuali e delle famiglie omo non è mai stato trattato, non perché non volessimo, ma perché non ce n’è mai stata richiesta da parte dei e delle frequentanti. L’obiettivo è sempre stato quello di offrire a piccoli e adulti glistrumenti per leggere i mutamenti delle identità sessuali, ildivenire donne e uomini nella contemporaneità, per consentire ai e alle più giovani scelte di vita il più possibile consapevoli e non condizionate da stereotipi e pregiudizi.
Eppure appena presa parola in quel corso sono stata interrotta da un padre che, se pure con toni concilianti ed educati, mi ha accusato, all’inizio velatamente, di voler mettere in discussione il valore della famiglia “naturale”, instillando pericolose idee nelle menti ancora fragili di bambini e bambine. Ho risposto e il dialogo, sempre più acceso soprattutto da parte sua, è proseguito mentre mi accorgevo che si stava creando una sorta di coro che dava manforte a colui che aveva avviato la contestazione. Ho capito solo allora, con una colpevole ritardo, che si trattava di un’azione concertata, che le mie obiezioni sarebbero state bloccate sul nascere da interventi anche di altri padri e madri, mentre il gruppo di genitori favorevoli al nostro progetto, spiazzato e non organizzato, non riusciva a intervenire e se qualcuno si azzardava a parlare veniva immediatamente tacitato, in forme non troppo velate di violenza verbale. Insomma alla fine delle due ore in cui avrei dovuto fare la formazione non ero riuscita a dire se non poche parole sul progetto e l’incontro si chiudeva sulla frase pronunciata con rassegnazione da un padre che temeva che la classe del proprio figlio aderisse al progetto, parole che mi sono rimaste impresse: «Il vero male è per quegli alunni che a causa vostra dovranno rinunciare a capire meglio qualcosa di sé e del mondo in cui vivono».
Parole profetiche perché la classe di suo figlio e del gruppo dei genitori “cattolici” (e metto le virgolette perché fortunatamente nel mondo cattolico non tutti hanno questa posizione) non ha aderito al progetto, anche perchéle insegnanti si sono ritirate intimorite dalle reazioni di questi genitori. Alla fine delle due ore mi si è avvicinato il padre “integralista” e mi ha ringraziato di quanto avevo detto (praticamente, a causa sua, quasi nulla) perché gli avevo consentito di capire molte cose (!).
Altro scenario: presentiamo alla Casa delle Donne un numero della rivistaLeggendaria, che nella parte monografica tratta del tema di questo attacco alla così definita “ideologia del gender”. Tra il pubblico un signore che si siede in prima fila e con continui interventi disturba il procedere degli interventi. Più volte richiamato non demorde e continua. Io trovo una straordinaria assonanza con quanto ho sentito nella mia esperienza precedente. Stesse parole, stesse citazioni, stesse pretese preoccupazioni, stessi toni moderati ma colmi di accuse fuorvianti. E poi, alla fine, il signore si avvicina a me e ripete la stessa frase, mi ringrazia ecc.ecc.
Allora il mio sospetto si conferma: queste persone, che intervengono capillarmente nelle situazioni che secondo loro lo richiedono, sono organizzate, ricevono una formazione e si muovono secondo un protocollo sempre uguale che garantisce l’efficacia dei loro interventi.
Ma chi muove tutto ciò?
Si tratta di un’organizzazione potente e diffusa se riesce ad essere presente sia in massa nelle piazze che nei luoghi e nelle situazioni ritenute pericolose, seguendo un percorso delineato, parole sempre uguali, citazioni, se pure distorte, di leggi europee e di teoriche femministe (prediletta la Butler, il cui pensiero si presta meglio ad essere manipolato).
Pier Luigi Battista scrive sul Corriere della Sera che la Chiesa appare estranea all’organizzazione della manifestazione a Roma. Non so se abbia ragione, certamente la Chiesa non è apparsa ufficialmente. Ma dire la Chiesa vuol dire poco, perché il mondo cattolico è ampio, variegato, contraddittorio al proprio interno, in particolare per quanto riguarda i temi dell’omosessualità, poiché le gerarchie come la base sono ben consapevoli che il tema (o, se vogliamo, il problema) è anche interno ed esistono forme di associazionismo anche cattolico tra gli/le omosessuali.
Dunque parte del mondo cattolico ha deciso di sferrare il proprio attacco contro i pericoli che corre, secondo loro, la famiglia tradizionale e “naturale”, e anche se non detto esplicitamente, i pericoli che corre la tradizionale divisione di ruoli tra donne e uomini. Ne hanno diritto, come chiunque ha diritto di esprimere, anche pubblicamente le proprie opinioni. Ciò che però inficia la legittimità del loro intervento e suscita preoccupanti problemi è la manipolazione delle parole, dei loro significati e delle pratiche educative che si avvalgono delle culture di genere.
La parola gender viene usata dai suoi nemici secondo dei significati che non le appartengono e che sono volutamente distorti.
Genere significa quanto detto in precedenza: è la prospettiva culturale che insegna a leggere e interpretare il mondo e noi, donne e uomini che l’abitiamo, secondo l’ottica di costruzione storica che ha attribuito nel tempo immagini differenti e differenti compiti e ruoli a donne e uomini. Si parla quindi di identità sessuate e non di orientamenti sessuali e affettivi, anzi le teoriche del gender vengono spesso accusate, all’interno delle culture femministe, di essere delle “difenditrici” dell’eterosessualità, poiché sottolineano in particolare le differenze tra donne e uomini. Ma qui si aprirebbe un lungo discorso, che non è il caso di affrontare qui.
Dunque chi usa in modo fallace la parola genere non sa di cosa parla, ma probabilmente lo sa bene chi ha avviato e reso discorso gridato questa supposta ideologia del gender, e non ci resta che pazientemente e necessariamente dover accettare questa ennesima sfida, che è un rigurgito di paure e timori del cambiamento, abilmente manipolato da chi ha il potere di farlo. 
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